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Visualizzazione dei post da agosto, 2022

Il ''nonno'' Vincenzo e la ''nonna'' Sivia

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 I l nonno  Vincenzo e la nonna Sivia In realtà non erano proprio i mei nonni, ma i suoceri ‘’in famiglia’’ della sorella maggiore di mio padre, la zia Pia sposata Caprari, la sdoura che reggeva con piglio deciso la fattoria della Corbella, nel paese di origine della famiglia Nasi,  luogo deputato a graditi soggiorni campagnoli offerti a me e a Piera, le bimbe di suo fratello, purché brevi e a una per volta.   La fattoria era al centro di un podere che stendeva tutto intorno campi di grano e di  erba medica, filari di vite e canna da zucchero e occupava, oltre ai famigliari dei due sessi, anche una schiera di braccianti, stagionali e no, bovari e mozzi di stalla. La stagione della mietitura e trebbiatura, per esempio, era una vera e propria campagna militare: all’alba si preparava il caffè per la truppa nella grande cucina a pianterreno, si apparecchiava con tazze e tazzone la vasta tavola quadrata, si ammonticchiavano nei piatti le losanghe di gnocco frit...

La zia Celestina

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  Le sorelle di mia nonna Ines erano una galassia, e, per quanto si sforzasse la memoria, non si riusciva mai a completarne l’elenco, come accade per i sette nani:  Mora, Lina, Nina , Antonietta, Celestina, Oneglia… ma ogni volta ne dimenticavi sempre una. La mia preferita fra tutte era la zia Celestina: due ardenti occhi nerissimi, appena appena troppo infossati, una figura che, nel contesto della famiglia, pareva alta e slanciata, anche se a paragone con le ragazze di oggi sarebbe probabilmente giudicata mediocre, una lingua tagliente e la battuta prontissima, un comportamento disinvolto al limite dello sfrontato, la Celestina incarnava perfettamente il personaggio della proletaria, di   idee egualitarie, ma più tendenti all’anarchia che propriamente socialiste. Nei miei ricordi di bambina, affidata a turno ai parenti dopo che i miei genitori emigrarono a Lugano quando avevo poco più di due anni, la zia Celestina era un personaggio straordinario: per prima ebbe l’ardire...

Il cugino Contardo

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  Il cugino Contardo. Intanto il nome: non so proprio da dove fosse arrivato questo inusuale appellativo, forse da un patronimico di famiglia, poiché Contardo era il cugino di mio padre, figlio della zia Lea, la sorella del nonno, che aveva cresciuto una famiglia di soli uomini, un marito ( al sio Carlo ) e tre figli maschi,   di cui Contardo era il maggiore. Esuberante, vulcanico e del tutto insofferente a qualunque regola o convenzione, Contardo era la pecora matta della famiglia, non proprio nera, ma certo colorata di un grigio molto, molto carico! Cresciuto in una famiglia come la nostra, nella quale il lavoro era   il precetto,   la disciplina il metodo e l’obbedienza la prassi, lui riusciva a ignorare tutto il corollario e restare comunque nelle grazie di tutti, per la sua simpatia travolgente da ‘’canaglia’’ dotata di una fanciullesca innocenza, di un genuino affetto e di un’innata capacità di manifestarlo   che gli faceva perdonare una sostanziale nul...