Lorenzo, o come lo dicevan tutti, Renzo

 Lo so che appare un incipit  scontato, ma per davvero lo zio Renzo, come lo chiamavano tutti, era Lorenzo all’anagrafe come il Tramaglino di Don Lisander, il Manzoni dei Promessi sposi. Nato nella bassa Lomellina, cresciuto in una famiglia contadina lo zio Renzo era riuscito ad affrancarsi dal lavoro nei campi per approdare alla professione di "lustron" lucidatore di mobili, in un periodo nel quale questo mestiere era ancora del tutto manuale e affidato alla perizia di artigiani che si tramandavano di generazione in generazione il segreto della gommalacca, dello spirito e del tampone di straccio. Lo zio Renzo aveva fatto la  Seconda Guerra in Africa come bersagliere ciclista, aveva ancora il casco piumato con il ciuffo di lustre penne di gallo che mostrava con un sospetto luccichio negli occhi chiari, di un colore così trasparente e cangiante da parere ora grigi ora verdi. Di quella esperienza bellica non conservava un buon ricordo, fatto prigioniero dalle truppe inglesi, quando ancora l’Italia combatteva nell’alleanza con i tedeschi, aveva trascorso il periodo di prigionia in un campo di concentramento per belligeranti  fino al 1945 e questo l’aveva segnato sia fisicamente che psicologicamente, al punto da rimandarlo a casa così depresso e tormentato da paranoie e fobie da richiedere un lungo periodo di cure e di ricovero in strutture speciali  per quello che ora sappiamo essere lo shock post-traumatico, ma che allora veniva derubricato sotto le malattie mentali, senza altri distinguo. Rimase per sempre fragile, dal punto di vista nervoso, e, benché di indole allegra e spiritosa, aveva degli episodi di regressione in cui tutto e tutti gli parevano nemici, a volte ostili, a volte  irridenti del suo aspetto fisico, senza davvero alcun motivo apparente. Non raccontava volentieri di quella sua tragedia, vissuta in una condizione  estremamente difficile, forse per un naturale riserbo, forse perché l’esperienza era stata così pesante da lasciarlo arrabbiato e livoroso verso gli inglesi, giudicati con disprezzo  e nominati come feroci e gelidi aguzzini, anche dopo molti anni. Il suo era uno dei tanti esempi dei danni cosiddetti collaterali che hanno piagato il nostro dopoguerra e che continuano ad essere un problema dopo ciascuno dei conflitti che ancora insanguinano il mondo.

 Unico fra i miei parenti più vicini a comprare regolarmente un quotidiano, lo zio Renzo mi incoraggiava a leggere gli articoli di Zucconi, il suo giornalista più apprezzato, anche se devo confessare che , data la mia età, mi attiravano molto di più le strisce di fumetti che ''Il Giorno'' pubblicava allora in terza pagina. Ho conosciuto così fin dagli anni ’60,  grazie a lui, i classici Peanuts, con i teneri Charlie Brown e Linus e il mio Snoopy, il preferito di sempre; le scene domestiche di Andy Capp e della moglie Alice, sempre in lotta per i lavori domestici, in alternativa fra la birra del pub e il divano di casa; il mago Wizard, del favoloso regno di ID e la recluta Beetle Bailey, con la satira disincantata sul militarismo americano e la gerarchia ottusa dell’esercito; molti di quei fumetti  mi piacciono sempre e credo che il gusto per le strips  e le graphic novel che ancora  prediligo mi venga da quelle prime letture fatte sul giornale dei ‘’grandi’’. 

Lo zio Renzo aveva i capelli pettinati ‘’alla mascagni’’ disciplinati da un uso generoso della Brylcream, volgarmente chiamata brillantina, il greas che sarebbe diventato famoso solo con John Travolta, e aveva ancora l’abitudine di mettere la retina in testa, per dormire, in modo da non arruffare quei suoi capelli tra il biondo e il castano che ha conservato  fino alla fine, quando si è ammalato di cancro. L’ho visto un’ultima volta in ospedale, smagrito e lievemente itterico, ma con lo spirito inspiegabilmente positivo, malgrado la situazione difficile raccontava dei suoi vicini di letto e compagni di sventura con il suo solito umorismo brillante e con il vivace scintillio degli occhi:

“ Come stai, zio?” gli chiesi con un discutibile tatto, vista la circostanza

“Per ora così così – rispose- ma alla lunga la vedo male, c’è un passaggio molto stretto e io non sono mai stato bravo a infilarmi nei budelli!”

È morto  neanche  un mese dopo.


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